7 - Salvatore Romano

(Nuovo Simbolismo)
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I punti in libertá di Salvatore Romano, di Nicoló DAlessandro

Dopo le ultime due splendide mostre personali De Rerum Natura e altre puntesecche di Gino Merlina (14/28 maggio 2016) e la mostra di Disegni inediti di Jean Calogero (2 luglio/30 agosto 2016) il MUSEO DEL DISEGNO ospita la mostra Disegni di Salvatore Romano dal 9 al 24 settembre 2016. Instancabile disegnatore, torna dopo 35 anni ad esporre nella sua città natale. Questo artista introverso, problematico, anima solitaria e malinconica, dipana, in questa breve rassegna di disegni di piccolo formato, un lungo tormentato diario autobiografco dove proietta fantasmi e desideri. Speranze deluse e progetti. Racconta storie fantastiche tra mitologia e sogni domestici, tra passioni improvvise e sconforti.

Conosco Salvatore Romano da circa quarantanni. Non lho mai perso di vista sin da quando, allievo dellAccademia di BB. AA. di Palermo, assieme a Nunzio Spitalieri, vennero al mio studio annunciandomi di voler fare la tesi sul mio lavoro. Già esprimevano una capacità riflessiva e di attenzione al disegno che poi nel tempo avrebbe formato il loro destino artistico. I loro percorsi artistici confermano l’impegno e la serietà dallora.
Per una lettura che non si soffermi soltanto al risultato o alla qualità evocativa dellimmagine come riflessione condivisa, credo possa essere utile ricordare che il piú semplice degli elementi su cui si basa il linguaggio visivo É il punto. É la traccia lasciata su una superfcie quando vi si appoggia uno strumento (matita, penna, pennello, ecc.) e dalla pressione della mano che ne determina la grandezza. Il primo gesto che ognuno di noi, accostandosi ad una superfcie, compie. Il primo contatto della matita o della penna o di qualsivoglia strumento su un piano. Penso alla mano di un bimbo che, al contatto, attratto dal bianco della carta scopre la minuscola traccia del punto; comincia a tracciare i punti che si addensano, si rarefanno, vengono disposti liberamente, si allineano in una traccia continua, diventano linee, diventano libera forma, scrittura, ma sono anche il piacere della sorpresa e la consapevolezza di poter comunicare.
Il punto, quindi. Diversamente dalla geometria, un punto ha sempre una dimensione che puó essere piú o meno grande. E dal punto parte tutto il linguaggio visivo. Che diventa linea, disegno, che si fa racconto via via sempre piú esperto e sapiente.
Un libro fondamentale per la mia formazione di grafco, che consiglio a tutti i disegnatori, É sicuramente il testo di riferimento dellarte di Kandinsky, Punto, linea, superfcie, nato dai suoi celebri corsi al Bauhaus, nel 1926. Lezione che mi ha portato ad affrontare il disegno con maggior consapevolezza. Libro da me suggerito, nei nostri incontri di quegli anni, ai giovanissimi Salvatore Romano e Nunzio Spitalieri, per approfondire la conoscenza del valore del segno, del punto e della linea. In quegli anni (1976) ero anche interessato al fondamentale libro di Ernst Röttger, Dieter Klante Punto e linea (Il Castello editore), poiché i numerosi esempi che si sviluppavano attorno a due semplici elementi fgurativi, il punto e la linea, restituivano con chiarezza espositiva, in un periodo di ricerca fondamentale per le sorti delle arti fgurative, un metodo, i risultati di un gioco sistematico sottoposto a regole ben precise. Kandinski analizza il punto geometrico. Lo defnisce un'entità invisibile. Vuole considerarlo come un'entità immateriale. Il punto É designato, in geometria, come O = origo, cioè principio o origine. Ed il punto, aggiunge Rudolf Koch, viene designato anche simbolicamente come elemento originario. Punto di vista geometrico e pittorico coincidono. Interpretato materialmente, il punto equivale a uno zero dove si nascondono diverse proprietà, che sono umane. Noi ci rappresentiamo, scrive il grande artista, questo zero è il punto geometrico - come associato con la massima concisione, cioè con un estremo riserbo, che peró parla. Il punto geometrico è il piú alto e assolutamente lunico legame fra silenzio e parola. Così il punto geometrico trova la sua forma materiale, in primo luogo, nella scrittura che appartiene al linguaggio e signifca silenzio. Il suono del silenzio, che viene abitualmente associato al punto, É così forte, da coprire completamente le altre proprietà.
Tutti i fenomeni tradizionalmente abituali sono resi muti dal loro linguaggio unilaterale. Non udiamo piú la loro voce e siamo circondati dal silenzio. Ci svela Kandisky, parlando ancora del punto geometrico, che anche nel regno della natura ci si presenta spesso laccumulazione di punti; ed essa è sempre funzionale e organicamente necessaria. Queste forme della natura sono, in realtà, piccoli corpi nello spazio e si trovano, in rapporto a un punto astratto (geometrico), nella stessa relazione del punto pittorico. A dire il vero, tutto quanto il mondo puó essere considerato come una composizione cosmica in sé conchiusa, che è formata a sua volta di infnite composizioni autonome, anchesse in sé conchiuse e sempre piú piccole; e questo mondo, nel grande e nel piccolo, fu creato, in defnitiva, da punti; e con ció, il punto ritorna al suo stato originario di entità geometrica. Si tratta, infatti, di complessi di punti geometrici che stanno sospesi in diverse fgure regolari nell'infnito geometrico. Le piú piccole di queste figure sono fgure puramente centrifughe e si presentano di fatto al nostro occhio poco esperto come punti che stanno in rapporto fra loro attraverso connessioni allentate. Lo stesso aspetto hanno alcuni semi: e se noi apriamo la capsula del papavero (che è, in defnitiva, un punto sferico ingrandito), così bella, liscia e levigata come avorio, scopriamo in questa calda sfera delle miriadi di freddi punti azzurro-grigi che obbediscono a un piano di composizione e portano in sé la latente quieta forza generatrice, proprio come il punto pittorico. La prima defnizione ovvia, osservando il lavoro di Salvatore Romano è quella di defnirlo un puntinista che con la miriade di punti neri, disposti vicini tra loro, restituisce effetti di vibrazioni luminose. Per collocarlo in un sistema artistico, mi riferisco ad alcuni pittori francesi come George Seurat e Paul Signac. Molti altri che alla fne dell'800 dipingevano con atteggiamento scientifco, aderirono al Pointillisme. Scomponendo con piccolissime pennellate i colori nei suoi componenti, dipingevano i loro quadri. La tecnica adottata metteva in pratica le scoperte sulla percezione visiva e sulle teorie del colore e tale metodo necessita di unelevatissima precisione. Per queste ragioni, vennero defniti Puntinisti.
Salvatore Romano che rinunzia al colore e si affda al mistero del bianco e nero, disvela la forma e costruisce il senso del suo racconto. La tecnica dei puntini, molto usata dai bravi acquafortisti del Cinquecento e del Seicento in Europa, nel tempo è stata sempre meno praticata, sin quasi a scomparire. Sono davvero pochi, in Italia, gli artisti contemporanei che lavorano a china utilizzando soltanto i puntini, che affidano la loro vicenda artistica al disegno. Questa tecnica, per i non addetti ai lavori, presuppone una notevole capacità di concentrazione, una mano sicura e una esemplare pazienza.
Doti queste che certamente caratterizzano il lavoro di questo solitario e inquieto artista. Ritrovo nel prezioso lavoro di Salvatore Romano, schivo e solitario, qualche assonanza segnica con artisti che non conosce come l'ucraino Vad Gradobyk o Albin Brunovsky e altri artisti polacchi, slavi e russi che ho conosciuto e dei quali non ricordo il nome. In Italia, per comunanza di tecnica rappresentativa con luso esclusivo del puntinato, penso alle magiche incisioni veneziane di Edo Janich, ai reperti marini e agli alberi nelle evocative pagine incise di Patrizio Di Sciullo e voglio ricordare le miriadi di punti negli incanti dei cieli stellati e dei galeoni volanti di Vincenzo Piazza e ancora lo straordinario incisore Gino Merlina soprattutto nelle sue mirabolanti puntesecche di paesaggi dove i punti sono la struttura portante delle nuvole.
Osservando il cielo stellato ritroviamo i punti luminosi, le stelle, che si diradano, si raggruppano, s'infoltiscono, diventano masse suggestive risplendenti nel nero della notte. Dal nostro luogo dosservazione terrestre luniverso si racconta così, disvela limmensità con i punti. Milioni di punti luminosi stanno li per raccontarci il mistero.
Questa ultima riflessione per dire che guardando i disegni di Salvatore Romano ci ritroviamo nellesatto contrario. Milioni di punti neri sulla carta bianca raccontano il mistero della luce. Attraverso le loro rarefazioni, i loro addensamenti. Un accumulo che avviene attraverso il metodo, alfabeto indispensabile di chi disegna e con la sistematicità operativa, con la paziente costruzione per aggiunzioni e sottrazioni di punti e di linee.
Questi elementi costituiscono la struttura fondamentale dellintero suo esemplare percorso artistico. Lo rendono unico.


© A. Romano 2021
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