6 - Salvatore Romano

(Nuovo Simbolismo)
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Salvatore Romano di Roberto Roda
 
Salvatore Romano (Palermo 1957), Maria anguicrinita….

 
Il lavoro di Salvatore Romano, artista  siciliano  che nel 1982 ha abbandonato l’isola natia per trasferirsi a Firenze, ove tuttora vive e lavora, è caratterizzato  dall’uso del puntinato. Le sue opere, rigorosamente e ossessivamente in bianco e nero sono concentrate  sulla figura femminile. Molte “mitologie” muliebri che furono care al Simbolismo vengono recuperate da Romano e proiettate in una dimensione moderna e, a volte, surrealista. Le forme femminili, le anatomie dei corpi, i tratti dei visi, conservano però  la consapevolezza timida di un lontano “realismo” sanguigno che, nella terra di origine dell’artista, ha continuato ad avere grande tradizione pittorica. L’esito è un realismo fantasioso di non facile catalogazione, al punto che questa Maria anguicrinita, non è stata inclusa nella sezione espositiva dedicata a Gli sguardi di Medusa.
 
Maria condivide con la gorgone solo un’apparenza: questa, infatti, non è la figura di una pericolosa ammaliatrice, di una bestiale  seduttrice. La deformazione prospettica  del volto, gli occhi, la posizione delle mani sono il racconto di una sofferenza interiore. Le serpi diventano, allora, una proiezione dell’inconscio, la materializzazione di un disagio psicologico, il simbolo di pensieri ossessivi preoccupati e preoccupanti, che si contorcono e continuamente  si aggrovigliano nella mente. Nel disegno di Romano il simbolismo gorgoniano si pone in analogia e, a distanza di oltre sattant’anni, in ideale contenutistica continuità con Furor Animae, la xilografia simbolista  di Dario Wolf.
 
 
Salvatore Romano, Eva….
 
Ci sono opere attuali che, pur stilisticamente e temporalmente lontane dall’Ottocento pittorico e dal Simbolismo, senza quelle iconografie non potrebbero esistere. L’Eva di Salvatore Romano ci appare come una di queste.
 
Nel disegno Eva si appresta a baciare il serpente, ma da quando, viene da chiedersi, la prima donna biblica si dedica a simili effusioni? In realtà diciamo subito, a scanso di equivoci, che a baciare la “serpe” fu, nell’immaginario fra Ottocento e Novecento (che non lesinava allusioni sessuali più o meno mascherate), soprattutto Salammbò.
 
Per altro la danzatrice  cartaginese  immaginata da  Gustave Flaubert continua a costituire  il modello di molti immaginari erotici contemporanei (si pensi alla pornostar  Ilona “Cucciolina” Staller e al pitone  con cui calcava le scene a luci rosse). Nel  1982 Kenyon  Cox dipinse Lilith ove però la figura femminile che si appresta a baciare l’ofidico tentatore non sappiamo con certezza  se sia Lilith (la prima perversa moglie  di Adamo secondo alcune leggende ebraiche non bibliche) o Eva  (la prima moglie biblica). Molti critici sono ancora indecisi sulla chiave interpretativa da attribuire a quel dipinto.
 
Fosse, quella dipinta da Cox, Eva oppure Lilith, da questo momento pero’ tutte le femmine che nella loro carriera letteraria o mitologica  avevano avuto a che fare con serpenti erano  belle che pronte a poggiare le proprie labbra su quelle di un  rettile: Lilith, Eva, Salammbò, Dione. Se salvatore Romano ancora pensa a Eva, c’è chi oggi è andato oltre. Una pittrice e illustratrice contemporanea, Anne-Yvonne Gilbert, ha descritto  un bacio ancora poco usuale quello fra Cleopatra e la sua aspide, che come noto in passato ha sempre preferito concentrarsi su altre parti femminili.
 

Roberto Roda (dal catalogo “Eredità del Simbolismo”, editoriale sometti mantova – 2007)
© A. Romano 2020
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